Prove di tenuta idraulica su condotte, pozzetti e contenitori

Le prove di tenuta permettono di stabilire se un manufatto di una rete idrica o di un sistema di drenaggio urbano sono a tenuta idraulica. Esse rappresentano in pratica un vero e proprio collaudo per condotte, pozzetti e serbatoi. Al fine di uniformare la procedura vanno applicati dei protocolli di prova, spesso definiti da normative specifiche. 

In questa sezione del sito troverete una panoramica su:

  • concetti teorici legati alle prove di tenuta su reti idriche;
  • prodotti per la vera e propria esecuzione dei collaudi
  • protocolli di prova corrispondenti a vari riferimenti normativi

Generalità sui collaudi

Il problema dei collaudi delle reti di fognatura è dibattuto da tempo, ma è sempre mancato un riferimento certo per quanto riguarda le modalità di esecuzione. Già nella prima legge Merli del 10 maggio 1976 n° 319 il legislatore aveva previsto l’esigenza del collaudo a pressione delle reti fognarie come garanzia contro i rischi dell’inquinamento, senza però fissarne delle regole precise.

Un altro importante e successivo provvedimento legislativo, il “Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 12 dicembre 1985 – Norme tecniche relative alle tubazioni “ imponeva espressamente l’esecuzione di una prova idraulica a posa ultimata. Ma questa disposizione, cosi come molte altre di questo Decreto è rimasta praticamente inattuata; una causa di ciò può essere forse ricercata nella mancanza di riferimenti certi sulle modalità di realizzazione della prova stessa e sui valori ammissibili quali:

  • Pressione di collaudo
  • Durata della prova
  • Valore di assorbimento massimo

Con l’entrata in vigore della UNI EN 1610:1999 è finalmente a disposizione degli operatori del settore un riferimento certo valido per tutti i tipi di materiali. La principale novità introdotta è la possibilità di scegliere tra il collaudo ad aria (metodo “L”) e quello più tradizionale ad acqua (metodo “W”).

Importanza dei collaudi

Le condotte fognarie costituiscono l’ossatura dell’idraulica urbana delle nostre città e centri abitati e sono funzionali alla rimozione e trasporto reflui fognari dai centri abitati. L’esecuzione delle prove di tenuta è uno dei principali strumenti per la verifica dei requisiti prestazionali delle condotte fognarie a tutela della salute dei cittadini e salvaguardia ambientale. Eseguire una prova di tenuta delle tubazione significa, in pratica, misurare una perdita e verificare se questa  rientra o meno entro i limiti ammessi. Vi possono essere solo 2 risultati:

  • la condotta è CONFORME  
  • la condotta è NON CONFORME.

Affinchè una prova venga correttamente applicata devono sussistere contemporaneamente le seguenti 3 condizioni:

  • esistenza norma o standard di prova
  • Strumentazione idonea
  • operatori adeguatamente istruiti

In mancanza di solo una di queste tre condizioni chiunque può contestare la prova.

L’esecuzione delle prove tenuta fognature, pozzetti, serbatoi, vasche ecc. anche se sembra un’attività apparentemente semplice, in realtà richiede personale istruito ed attrezzature professionali certificate e validate da centro notificato di taratura. Solo chi ha esperienza di questo tipo prove conosce le difficoltà e le precauzioni da tenere nell’esercizio di tale lavoro. Basta un piccola manovra per invertire il risultato finale della prova con conseguenze future anche molto pesanti. Purtroppo però in Italia non esistono regolamenti che stabiliscano criteri e caratteristiche per l’esercizio di tali attività. Spesso molte aziende si improvvisano con mezzi assolutamente non idonei allo scopo.

Perché i collaudi sono poco diffusi in Italia?

Nella costruzione di condotte fognarie le parti interessate sono da un lato il committente che ha l’interesse a prendere in carico una condotta costruita a regola d’arte ed “a tenuta”, dall’altro le imprese costruttrici delle condotte e quelle che fanno la posa che sono interessate ad avere meno controlli possibili.

La responsabilità per una eventuale mancanza di tenuta va quindi ripartita tra il costruttore della condotta e chi ne esegue la posa. Dal momento che le responsabilità non sono sempre di facile individuazione entrambi vorrebbero evitare di sottoporsi al collaudo.

Il compromesso che nella pratica si trova è quello di fare un collaudo ad acqua su una piccola parte della condotta al fine di limitare il rischio per le imprese costruttrici e posatrici.

Tuttavia negli ultimi anni, a maggior tutela del Committente (ente pubblico), per ragioni tecniche ed economiche, ha preso piede in molti Paesi la pratica del collaudo ad aria in bassa pressione (per limitare i rischi alla condotta), che per il suo minor costo può essere esteso a tutte le sezioni delle nuove condotte.

Il metodo ad aria viene messo in discussione dai costruttori di condotte (difficoltà interpretazione risultato, influenza compressibilità dell’aria, affidabilità attrezzature, ecc): Inoltre erroneamente si pensa che il collaudo ad aria sia peggiorativo rispetto a quello ad acqua e che questo costituisca una pregiudiziale negativa verso le aziende.

Cosa garantisce l'inconfutabilità?

  • gli strumenti utilizzati devono rispondere a precisi requisiti fissati dalla norma ed essere sottoposti a taratura e validazione periodica presso un laboratorio accreditato UNI EN ISO 17025
  • gli strumenti devono essere sigillati e protetti da eventuali manomissioni
  • il software che si interfaccia con lo strumento misuratore non deve consentire manomissioni o modifica dei i dato sul protocollo (misurazioni, data, ora, luogo …)
  • Il verbale prodotto deve riportare sul grafico per ogni fase del test l’ora e la pressione assoluta di inizio e di fine.
  • Deve essere riportata la pressione atmosferica ambientale

Tutti questi requisiti tecnici sono garantiti dai sistemi venduti dalla Nuova Contec Srl.