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Q?

[DLG] Quale è il coefficiente di dilatazione termica della catena?

A.

Il contributo dell’irraggiamento solare, il quale esercita la sua influenza sulla temperatura della catena, può essere trascurato se il sistema catena-galleggiante è opportunamente schermato dai raggi solari. E’ stato fatto uno studio sulla dilatazione che dimostra che effettivamente vi può essere una dilatazione della catena che dipende dalla variazione termica registrata durante la prova e dalla lunghezza della catena. Perché l’influenza diventi significativa devono verificarsi variazioni termiche di oltre 5 gradi durante la prova. In tal caso la prova può essere ripetuta.

Q?

[DLG] Di che materiale è costituita la “catena” e come viene fissata al dinamometro?

A.

La catena del DLG è in acciaio inox e viene fissata alla cella di carico tramite un gancio.

Q?

[DLG] Si possono reperire referenze per l’applicazione di questo sistema?

A.

Il metodo che proponiamo è stato oggetto di studio da parte di UNICHIM (Associazione per l’Unificazione nell’Industria Chimica) che lo ha riconosciuto e pubblicato sul MANUALE N. 195 Edizione 2014. Vedi estratto manuale allegato alla mia mail del 09/04/15.
Ad ogni modo abbiamo fatto test in Italia, oltre che all’UNICHIM presso:
HERA Reggio emilia
INDESIT Stabilimento di Teverola (CE)
SAINT GOBAIN stabilimento Faenza
Raffineria Milazzo
A2A Monfalcone
Tirreno Power (Napoli)
GdF Suez Rosignano

Aziende diverse in provincia di Udine, Latina, Bergamo.

Inoltre è disponibile, su richiesta, lista referenze prove in Austria e altri paesi della Comunità Europea.

Q?

[DLG] Qual’è l’influenza di fattori climatici quali temperatura, velocità del vento e umidità relativa?

A.

I fattori climatici influenzano la perdita per evaporazione e sono stimati considerando valori tabellati. Tale calcolo viene effettuato in base a quanto riportato in uno studio scientifico-tecnico. Potete richiedere attraverso questo modulo la documentazione menzionata.

Sempre con riferimento al caso di questa vasca, il calcolo della perdita ammissibile, secondo la norma austriaca, porta ad un valore di 96lt in 2 ore.
Nello stesso tempo la stima della perdita dovuta per evaporazione ammonta a 5 lt nelle ipotesi più cautelative.
Ciò corrisponde ad un abbassamento del valore ammissibile della perdita misurata a 91 lt, ovvero potremmo ritenere la vasca CONFORME, con buon margine di sicurezza, se il valore della perdita misurata è inferiore a 91lt. in 2 ore.
Eventualmente, se richiesto dalla Committenza, si può fare riferimento ad un diverso valore ammissibile per la perdita.

Q?

[DLG] Come si tiene in considerazione la geometria della vasca e la tipologia di installazione?

A.

Non ci sono vincoli alla tipologia della geometria della vasca. Al variare della geometria variano le superfici caratteristiche che devono essere calcolate puntualmente per poter ricavare i valori di soglia della perdita.
Per quanto riguarda la tipologia di installazione deve essere la norma che definisce i requisiti di prova in funzione della tipologia costruttiva della vasca. Il dato misurato deve essere confrontato con la norma prescelta.
Questo è il passaggio più critico di queste prove di tenuta. Abbiamo cercato a lungo normative sia in Italia che Europa che definiscano le metodologie di prova di queste vasche. Quella austriaca, oltre ad essere l’unica trovata, risulta essere, a nostro modo di vedere, applicabile al caso in esame.

Q?

[DLG] Dopo quanto tempo si devono iniziare le misure?

A.

Si devono iniziare la prova a seguito di un periodo di assestamento del livello dell’acqua nella vasca di almeno 48 ore (=fine assorbimento) oppure dopo aver accertato la stabilità del livello.

Q?

[DLG] Come viene tenuta in considerazione la perdita per evaporazione?

A.

La perdita per evaporazione può essere stimata facendo riferimento a valori tabellati, secondo quanto riportato in un articolo tecnico-scientifico, che esprimono il variare dei flussi di evaporazione in funzione di temperatura dell’aria e dell’acqua, velocità del vento ed umidità dell’aria. Per ottenere la documentazione compilare questo modulo.

Q?

[DLG] Il dato relativo alla perdita specifica ammissibile sembra essere incerto, soprattutto per vasche realizzate in opera. Come si sopperisce a questo fatto?

A.

Per ovviare a questa ambiguità riteniamo che dopo un riempimento di 48 ore della vasca si possa ritenere il calcestruzzo impregnato.

Q?

L’ambito di applicazione del sistema DLG è limitato ai sistemi di fognatura?

A.

La specifica del requisiti di prova (perdita ammissibile) può essere diversa da quanto indicato dalla norma austriaca. Questa è una norma che fornisce un valore quantitativo per la perdita ammissibile, ma nulla vieta di fare riferimento ad un altro criterio. Il nostro contributo consiste nell’effettuare una misura quantitativa e fornire un dato che include diverse quote di perdita:

  1. La perdita per evaporazione;
  2. La perdita per assorbimento del calcestruzzo;
  3. L’influenza dovuta alla dilatazione termica della catena a cui è fissato il galleggiante. Con riferimento a questo aspetto possiamo mettere a disposizione uno studio eseguito ad hoc in merito alla reale incidenza di questo fenomeno sulla misurazione;
  4. Infine la quota di perdita effettiva dovuta ai problemi di tenuta.

Se la sommatoria di questi contributi è contenuta quantitativamente, ovvero se minore di un valore soglia stabilito dal committente, si può considerare l’oggetto di prova conforme. Non esistono metodi automatici per esprimere un giudizio di conformità, ma questo va sempre formulato a seguito di un’interpretazione corretta dei dati misurati.
A tal fine ribadiamo una nostra convinzione: la qualità di qualsiasi prova di tenuta è garantita dalla compresenza di 3 aspetti fondamentali:

  1. NORMATIVE/PROCEDURA;
  2. COMPETENZE;
  3. STRUMENTI.

Q?

Cosa serve conoscere per lavorare con i rilevatori portatili di gas?

A.

Gli strumenti di misurazione portatili e i monitor personali possono essere raggruppati in base a tre aree di applicazione.

Gas combustibili 

Affinchè avvenga la combustione è necessaria la presenza di tre elementi:

  1. Combustibili o gas infiammabili
  2. Calore o fonte di innesco
  3. Ossigeno per alimentare la combustione

Questa combinazione è nota con il nome di "triangolo di fuoco". Eliminando uno di questi elementi, la combustione non ha luogo. La concentrazione di gas combustibili nell'aria riveste grande importanza.

Secondo la direttiva ATEX 94/9/CE per i produttori e la direttiva 99/92/CE per gli utilizzatori, qualsiasi monitor personale per gas combustibili, se usato come dispositivo di sicurezza per ridurre il rischio di esplosione, deve avere la certificazione di "Performance".

Ogni produttore che richiede la certificazione ATEX CE deve dimostrare la conformità del prodotto alla norma EN 60079 come requisito minimo per ottenere l'approvazione ATEX. Tutti i rilevatori di gas combustibili MSA sono realizzati in conformità con la direttiva ATEX e possono quindi essere usati come dispositivi di sicurezza.

Ossigeno

Strumenti per misurare la mancanza o l'eccesso di ossigeno [misurazione in vol. %]. Ideali per controllare il pericolo di asfissia o per le operazioni di inertizzazione di serbatoi o di container.

Gas tossici

Al fine di riconoscere e misurare la concentrazione di sostanze tossiche nell'aria ambiente [unità di misura generalmente usata: ppm - parti per milione], si utilizzano gli strumenti monogas o multigas come l'ALTAIR 5X.

Q?

Come eseguire prove di tenuta con il sistema DLG?

A.

Uno dei requisiti fondamentali che i serbatoi non in pressione devono assicurare è la tenuta idraulica. Per tale ragione è necessario eseguire delle prove di tenuta che permettano di accertare eventuali perdite, valutare la loro entità e, conseguentemente, sulla base di normative vigenti in materia, certificare la conformità (o non conformità) del serbatoio alla committenza, o agli enti preposti ai controlli ambientali, o agli enti gestori dei servizi idrici.

Il collaudo idraulico dei serbatoi consiste nel misurare – in un prestabilito tempo di prova – l’abbassamento del livello della superficie liquida generato dalle perdite e, successivamente, nel determinare il volume di liquido perso nel tempo di prova da confrontare con il valore ammissibile. Tale procedura si adotta per quei casi in cui le norme prevedono che possa tollerarsi una perdita minima, che deve comunque essere inferiore al valore di perdita ritenuto ammissibile. Nei casi in cui è invece richiesta la perfetta tenuta del serbatoio – condizione fondamentale per i recipienti di stoccaggio contenenti sostanze liquide classificate pericolose per l’ambiente – la conformità si ha solo nel caso in cui non si registra alcun abbassamento del livello della superficie liquida, ossia quando le perdite risultano nulle.

Nell’esecuzione pratica di un test di tenuta idraulica di un serbatoio non in pressione il problema principale è come misurare – con la massima oggettività – gli abbassamenti, soprattutto nei casi di serbatoi di grandi dimensioni dove l’abbassamento ammesso della superficie libera del liquido si gioca su variazioni di livello dell’ordine del millimetro, praticamente impossibili da misurare visivamente o con una strumentazione non caratterizzata da un’adeguata accuratezza e un’elevata precisione.

In presenza di un vuoto normativo sul collaudo di vasche e serbatoi la norma a cui fare riferimento è la norma austriaca Ōn B2503:2009.  Essa stabilisce che la perdita di acqua specifica ammessa, con una superficie umettata minore di 400 m2, decresce linearmente dal valore di 0,20 l/(m2/h) , assunto quanto la superficie umettata è nulla, al valore di 0,05 l/( m2/h), che viene mantenuto per superfici umettate maggiori di 400 m2.

Q?

Come vanno eseguite le prove di tenuta ad acqua

A.

Questo metodo di prova è il più tradizionale, ma riProve-di-tenuta-acquachiede un tempo maggiore e la disponibilità di grandi quantità di acqua. Per questo metodo la norma si limita a stabilire modalità di esecuzione e valori ammissibili:

  • Si possono collaudare o tratti di tubazione da pozzetto a pozzetto o due tratti di tubazione con un pozzetto inserito.
  • La pressione di prova è fissata in 0,5 bar.
  • Il tempo di impregnamento è stabilito in 1 ora.
  • Il tempo di prova è di 30 min.
  • Il valore ammissibile di aggiunta d’acqua per le sole tubazioni è pari 0,15 l/m².  Quantità maggiori sono consentite per collaudi di tratte comprensive di pozzetti.

In caso di prova di solo tratte, la condotta viene isolata mediante tappi pneumatici e riempita con acqua fino a 50 kPa (colonna d'acqua 5 mt) dal punto più basso, per consentire la completa fuoriuscita dell'aria presente. Il risultato della prova viene confrontato con le tabelle di tolleranza richieste dalla norma UNI EN 1610 metodo W ed emesso giudizio di conformità (ove richiesto).

La normativa prevede inoltre che si possa collaudare anche la tratta con 1 o più pozzetti.

Q?

Come vanno eseguite le prove ad aria?

A.

La norma fornisce alcune indicazioni pratiche sulle modalità di esecuzione e sulle precauzioni da adottare data una certa pericolosità di questo metodo.

  • Si sconsiglia il collaudo di pozzetti di linea per la difficoltà pratica di esecuzione.
  • Sono previste due diverse modalità di prova, una per i tubi in calcestruzzo e una per tutti gli altri materiali.
  • Sono possibili 4 differenti metodi collaudo con pressioni rispettivamente di 10 – 50 – 100 – 200 mbar.
  • E’ consigliato che le condizioni di prova siano indicate dal progettista.
  • Prima di effettuare le misurazioni occorre mantenere una pressione superiore del 10% di quella di prova per 5 min.
  • La durata è stabilita in funzione delle diverse pressioni e del diametro della condotta da DN 100 a DN 1000 mm.
  • La perdita di pressione ammissibile varia a seconda del metodo di collaudo prescelto.

La condotta viene isolata mediante tappi pneumatici e messa in pressione per un intervallo di tempo definito. Il risultato della prova viene confrontato con le tabelle di tolleranza richieste dalla normativa ed emesso un giudizio di conformità (ove richiesto).

Q?

Cosa garantisce l’inconfutabilità?

A.

  • gli strumenti utilizzati devono rispondere a precisi requisiti fissati dalla norma ed essere sottoposti a taratura e validazione periodica presso un laboratorio accreditato UNI EN ISO 17025
  • gli strumenti devono essere sigillati e protetti da eventuali manomissioni
  • il software che si interfaccia con lo strumento misuratore non deve consentire manomissioni o modifica dei i dato sul protocollo (misurazioni, data, ora, luogo …)
  • Il verbale prodotto deve riportare sul grafico per ogni fase del test l’ora e la pressione assoluta di inizio e di fine.
  • Deve essere riportata la pressione atmosferica ambientale

Tutti questi requisiti tecnici sono garantiti dai sistemi venduti dalla Nuova Contec Srl.

Q?

Perché i collaudi sono poco diffusi in Italia?

A.

Nella costruzione di condotte fognarie le parti interessate sono da un lato il committente che ha l’interesse a prendere in carico una condotta costruita a regola d’arte ed “a tenuta”, dall’altro le imprese costruttrici delle condotte e quelle che fanno la posa che sono interessate ad avere meno controlli possibili.

La responsabilità per una eventuale mancanza di tenuta va quindi ripartita tra il costruttore della condotta e chi ne esegue la posa. Dal momento che le responsabilità non sono sempre di facile individuazione entrambi vorrebbero evitare di sottoporsi al collaudo.

Il compromesso che nella pratica si trova è quello di fare un collaudo ad acqua su una piccola parte della condotta al fine di limitare il rischio per le imprese costruttrici e posatrici.

Tuttavia negli ultimi anni, a maggior tutela del Committente (ente pubblico), per ragioni tecniche ed economiche, ha preso piede in molti Paesi la pratica del collaudo ad aria in bassa pressione (per limitare i rischi alla condotta), che per il suo minor costo può essere esteso a tutte le sezioni delle nuove condotte.

Il metodo ad aria viene messo in discussione dai costruttori di condotte (difficoltà interpretazione risultato, influenza compressibilità dell’aria, affidabilità attrezzature, ecc): Inoltre erroneamente si pensa che il collaudo ad aria sia peggiorativo rispetto a quello ad acqua e che questo costituisca una pregiudiziale negativa verso le aziende.

Q?

Perchè le prove di tenuta idraulica sono importanti?

A.

Le condotte fognarie costituiscono l’ossatura dell’idraulica urbana delle nostre città e centri abitati e sono funzionali alla rimozione e trasporto reflui fognari dai centri abitati. L’esecuzione delle prove di tenuta è uno dei principali strumenti per la verifica dei requisiti prestazionali delle condotte fognarie a tutela della salute dei cittadini e salvaguardia ambientale. Eseguire una prova di tenuta delle tubazione significa, in pratica, misurare una perdita e verificare se questa  rientra o meno entro i limiti ammessi. Vi possono essere solo 2 risultati:

  • la condotta è CONFORME
  • la condotta è NON CONFORME

Affinchè una prova venga correttamente applicata devono sussistere contemporaneamente le seguenti 3 condizioni:

  • esistenza norma o standard di prova
  • Strumentazione idonea
  • operatori adeguatamente istruiti

In mancanza di solo una di queste tre condizioni chiunque può contestare la prova.

L’esecuzione delle prove tenuta fognature, pozzetti, serbatoi, vasche ecc. anche se sembra un’attività apparentemente semplice, in realtà richiede personale istruito ed attrezzature professionali certificate e validate da centro notificato di taratura. Solo chi ha esperienza di questo tipo prove conosce le difficoltà e le precauzioni da tenere nell’esercizio di tale lavoro. Basta un piccola manovra per invertire il risultato finale della prova con conseguenze future anche molto pesanti. Purtroppo però in Italia non esistono regolamenti che stabiliscano criteri e caratteristiche per l’esercizio di tali attività. Spesso molte aziende si improvvisano con mezzi assolutamente non idonei allo scopo.

Q?

Perchè in Italia i collaudi sono ancora visti come un problema?

A.

Il problema dei collaudi delle reti di fognatura è dibattuto da tempo, ma è sempre mancato un riferimento certo per quanto riguarda le modalità di esecuzione. Già nella prima legge Merli del 10 maggio 1976 n° 319 il legislatore aveva previsto l’esigenza del collaudo a pressione delle reti fognarie come garanzia contro i rischi dell’inquinamento, senza però fissarne delle regole precise.

Un altro importante e successivo provvedimento legislativo, il “Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 12 dicembre 1985 – Norme tecniche relative alle tubazioni “ imponeva espressamente l’esecuzione di una prova idraulica a posa ultimata. Ma questa disposizione, cosi come molte altre di questo Decreto è rimasta praticamente inattuata; una causa di ciò può essere forse ricercata nella mancanza di riferimenti certi sulle modalità di realizzazione della prova stessa e sui valori ammissibili quali:

  • Pressione di collaudo
  • Durata della prova
  • Valore di assorbimento massimo

Con l’entrata in vigore della UNI EN 1610:1999 è finalmente a disposizione degli operatori del settore un riferimento certo valido per tutti i tipi di materiali. La principale novità introdotta è la possibilità di scegliere tra il collaudo ad aria (metodo “L”) e quello più tradizionale ad acqua (metodo “W”).

Q?

Che ruolo ha l’accreditamento?

A.

Il controllo sull'operato degli Organismi di valutazione della conformità è assicurato dall'intervento degli Enti di Accreditamento a cui detti Organismi accedono sulla base di una scelta "volontaria" che giustamente richiede garanzie sulla qualità dei servizi di valutazione di conformità di cui si avvale.

Nell' ambito del sistema volontario e nella maggior parte dei sistemi socio-economici europei ed extra-europei (con rare eccezioni che confermano la regola), l'esercizio delle attività di valutazione della conformità e delle attività di accreditamento è libero, vale a dire non soggetto a specifica regolamentazione, ma solo alle leggi generali in materia di attività economiche.

Nel settore volontario, storicamente, si è passati:

- dall'approccio di Parte Prima, in cui il ruolo primario è svolto dal fabbricante del bene o
fornitore del servizio che garantisce la qualità erogata;
- all'approccio di Parte Seconda, in cui le responsabilità connesse con la costruzione e assicurazione della qualità sono prevalentemente assunte dall'utilizzatore;
- all'approccio di Terza Parte, dove tutte le principali funzioni di verifica e attestazione della qualità, nonché alcune funzioni di supporto alla sua costruzione, sono svolte da operatori specializzati indipendenti.
Si è affermato per rispondere all'esigenza delle organizzazioni pubbliche e private - di beni di servizi - di sottoporsi a valutazioni indipendenti e imparziali, per assicurare al contesto socio-economico di riferimento, la propria capacità di soddisfare i bisogni associati ai prodotti e servizi forniti, con il plus della riduzione dei rischi connessi (di tipo tecnico, economico, amministrativo, giuridico).

Q?

Le mie prove possono essere riconosciute anche all’estero?

A.

L’accettazione dei risultati di prova e di taratura fra Paesi dovrebbe essere facilitata se i laboratori sono conformi alla presente norma internazionale e se ottengono l’accreditamento da organismi che sono firmatari di accordi di mutuo riconoscimento con organismi equivalenti in altri Paesi che utilizzano la presente norma internazionale. L’utilizzo della presente norma internazionale faciliterà la cooperazione fra laboratori e altri organismi ed agevolerà lo scambio di informazioni e di esperienze e l’armonizzazione di norme e procedure.

Campo di applicazione: La presente norma internazionale specifica i requisiti generali di competenza per eseguire prove [e/o tarature, compreso il campionamento]. Essa copre le prove [e le tarature] eseguite utilizzando metodi normalizzati, metodi non normalizzati e metodi sviluppati dal laboratorio.

La presente norma internazionale si applica a tutte le organizzazioni che eseguono prove e/o tarature. Tali organizzazioni sono, per esempio, laboratori di prima, seconda e terza parte e laboratori dove le prove e/o le tarature fanno parte delle attività d’ispezione e certificazione di prodotto.

Q?

Non basta essere accreditati ISO 9001:2000 per eseguire prove di tenuta?

A.

La conformità del sistema di gestione per la qualità, secondo il quale opera il laboratorio, ai requisiti della ISO 9001, non costituisce da sé prova della competenza del laboratorio a produrre dati e risultati tecnicamente validi. La conformità dimostrata alla presente norma internazionale non implica la conformità del sistema di gestione per la qualità attuato dal laboratorio a tutti i requisiti della ISO 9001.

Q?

Perchè è importante la norma UNI EN ISO 17025

A.

Se un’azienda intende avviare un’attività di prove tenuta ed attuando un sistema di gestione vuole dimostrare di avere la competenza tecnica e pratica di produrre risultati tecnicamente validi deve applicare la UNI EN ISO 17025.

 

Q?

Chi può fare il collaudatore di condotte? Chi può collaudare?

A.

Tutti! E’ la stessa domanda che si potrebbe fare per chi volesse fare il macellaio, benzinaio, fruttivendolo, …

Per accedere a queste attività non esistono particolari limitazioni a parte aver ricevuto una formazione specifica (ad. es.  corsi organizzati da CCIIAA o associazioni di categoria). Tutti capiscono però che serve avere una strumentazione adeguata all’attività svolta.

la bilancia che utilizza il macellaio non può essere quella che utilizziamo noi a casa per uso domestico, ma uno strumento idoneo assoggettato a regole di taratura ben precise. L’erogatore della benzina non può essere un contalitri qualsiasi, ma deve essere certificato affinchè tuteli la fede pubblica.

Q?

Il test di tenuta ad aria è più o meno affidabile di quello ad acqua?

A.

La norma UNI EN 1610:1999 consente di eseguire test di tenuta sulle condotte fognarie non in pressione sia con il metodo ad aria (metodo “L”) che con quello ad acqua (metodo “W”). La suddetta norma dà al test di tenuta ad acqua una valenza maggiore rispetto a quello di tenuta ad aria – senza però specificarne le ragioni – solo nel caso in cui uno o più test ad aria eseguiti su una condotta fognaria non in pressione forniscono esito negativo. Di conseguenza, il grado di affidabilità dei due metodi è: paritario quando il risultato del test eseguito con il metodo ad aria è positivo, per cui non bisogna ricorrere al metodo ad acqua per averne la conferma; non paritario quando l’esito del test ad aria è negativo ed è quindi necessario ricorrere al metodo ad acqua per stabilire se la condotta risulta essere conforme o non conforme alla UNI EN 1610:1999.

Q?

Quali sono le normative di riferimento per chi progetta, o esegue o commissiona test di tenuta idraulica?

A.

Nel caso di condotte fognarie funzionanti a superficie libera e di pozzetti cui far riferimento per l’esecuzione dei test di tenuta idraulica è la norma UNI EN 1610:1999 “Costruzione e collaudo di connessioni di scarico e collettori di fognatura”. Per le reti acquedottistiche e per le reti fognarie funzionanti in pressione la norma di riferimento è la UNI EN 805:2002 “Approvvigionamento di acqua – Requisiti per sistemi e componenti all'esterno di edifici”. Infine, per contenitori non in pressione, quali sono serbatoi e vasche di grandi dimensioni, si può far riferimento – visto che in Italia non esiste una norma nazionale a tal riguardo – alla normativa austriaca ÖNorm B 2503:2009 “Condotti fognari - Disposizioni integrative di progettazione, esecuzione e verifica”.

Q?

Dopo quanto tempo è possibile riaprire al traffico, al termine delle operazioni di messa in quota?

A.

La riapertura al traffico dipende dalle caratteristiche meccaniche (in particolare, la resistenza alla compressione) sviluppate dalla malta nel tempo. Per le malte a rapido indurimento Ergelit Superfix 35F ed Ergelit Colata Rapid 40 è possibile riaprire al traffico dopo un’ora dal temine delle operazioni di messa in quota e posa dell’asfalto, come certificato da test di carico eseguiti sulle citate malte presso l’Istituto Giordano.

Q?

Quanto materiale serve per la messa in quota di un chiusino?

A.

La quantità di malta da impiegare per il ripristino e messa in quota di un chiusino dipende dal grado di dissesto del chiusino, da quanto si deve rialzarlo e dalle condizioni del conglomerato bituminoso (asfalto) circostante. Per raggiungere il livello voluto, è possibile – al fine di limitare il consumo di materiale di posa – impiegare del materiale di spessoramento, opportunamente inserito fra la testa del pozzetto e la zona di appoggio del telaio (ossia, il letto di posa). Il materiale di spessoramento deve essere idoneo (ossia deve garantire resistenza e durata), compatibile con il materiale costituente il letto di posa e conglobato con esso in modo solidale.

Q?

Quali materiali si possono usare per la messa in quota dei chiusini stradali?

A.

Nel caso in cui l’operazione di messa in quota debba essere effettuata in tempi brevi, il rapporto tecnico UNI/TR 11256:2007 prevede l’utilizzo di malte a indurimento rapido per l’allettamento dei chiusini. Le malte Ergelit Superfix 35F ed Ergelit Colata Rapid 40 sono malte a indurimento rapido capaci di sviluppare un’elevata resistenza alla compressione in un breve intervallo temporale, e quindi consentire una rapida riapertura al traffico veicolare.