FAQ

F.A.Q.

Quali materiali si possono usare per la messa in quota dei chiusini stradali?

Nel caso in cui l’operazione di messa in quota debba essere effettuata in tempi brevi, il rapporto tecnico UNI/TR 11256:2007 prevede l’utilizzo di malte a indurimento rapido per l’allettamento dei chiusini. Le malte Ergelit Superfix 35F ed Ergelit Colata Rapid 40 sono malte a indurimento rapido capaci di sviluppare un’elevata resistenza alla compressione in un breve intervallo temporale, e quindi consentire una rapida riapertura al traffico veicolare.

Quanto materiale serve per la messa in quota di un chiusino?

La quantità di malta da impiegare per il ripristino e messa in quota di un chiusino dipende dal grado di dissesto del chiusino, da quanto si deve rialzarlo e dalle condizioni del conglomerato bituminoso (asfalto) circostante. Per raggiungere il livello voluto, è possibile – al fine di limitare il consumo di materiale di posa – impiegare del materiale di spessoramento, opportunamente inserito fra la testa del pozzetto e la zona di appoggio del telaio (ossia, il letto di posa). Il materiale di spessoramento deve essere idoneo (ossia deve garantire resistenza e durata), compatibile con il materiale costituente il letto di posa e conglobato con esso in modo solidale.

Dopo quanto tempo è possibile riaprire al traffico, al termine delle operazioni di messa in quota?

La riapertura al traffico dipende dalle caratteristiche meccaniche (in particolare, la resistenza alla compressione) sviluppate dalla malta nel tempo. Per le malte a rapido indurimento Ergelit Superfix 35F ed Ergelit Colata Rapid 40 è possibile riaprire al traffico dopo un’ora dal temine delle operazioni di messa in quota e posa dell’asfalto, come certificato da test di carico eseguiti sulle citate malte presso l’Istituto Giordano.

Quali sono le normative di riferimento per chi progetta, o esegue o commissiona test di tenuta idraulica?

Nel caso di condotte fognarie funzionanti a superficie libera e di pozzetti cui far riferimento per l’esecuzione dei test di tenuta idraulica è la norma UNI EN 1610:1999 “Costruzione e collaudo di connessioni di scarico e collettori di fognatura”. Per le reti acquedottistiche e per le reti fognarie funzionanti in pressione la norma di riferimento è la UNI EN 805:2002 “Approvvigionamento di acqua – Requisiti per sistemi e componenti all'esterno di edifici”. Infine, per contenitori non in pressione, quali sono serbatoi e vasche di grandi dimensioni, si può far riferimento – visto che in Italia non esiste una norma nazionale a tal riguardo – alla normativa austriaca ÖNorm B 2503:2009 “Condotti fognari - Disposizioni integrative di progettazione, esecuzione e verifica”.

Il test di tenuta ad aria è più o meno affidabile di quello ad acqua?

La norma UNI EN 1610:1999 consente di eseguire test di tenuta sulle condotte fognarie non in pressione sia con il metodo ad aria (metodo “L”) che con quello ad acqua (metodo “W”). La suddetta norma dà al test di tenuta ad acqua una valenza maggiore rispetto a quello di tenuta ad aria – senza però specificarne le ragioni – solo nel caso in cui uno o più test ad aria eseguiti su una condotta fognaria non in pressione forniscono esito negativo. Di conseguenza, il grado di affidabilità dei due metodi è: paritario quando il risultato del test eseguito con il metodo ad aria è positivo, per cui non bisogna ricorrere al metodo ad acqua per averne la conferma; non paritario quando l’esito del test ad aria è negativo ed è quindi necessario ricorrere al metodo ad acqua per stabilire se la condotta risulta essere conforme o non conforme alla UNI EN 1610:1999.